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 Ecomuseo della Pietra da Cantoni - Pietra da Cantoni

Dott. Alfredo Frixa, geologo

La Pietra da Cantoni del Monferrato Casalese è una delle pietre da costruzione mioceniche più pregiate, insieme alla Pietra Leccese e a poche altre, reperibili sul territorio italiano.
La sua storia geologica, come quelle di numerosi depositi miocenici simili, è legata alla formazione della catena appenninica, che causò variazioni del livello del mare, con conseguenti periodi di emersione dei fondali marini e formazione di vere e proprie isole.
Una di queste occupava gran parte del Monferrato casalese all’inizio del Miocene (Aquitaniano-Burdigaliano inf.), a partire da circa 22 milioni di anni fa. Il suolo di questa isola era formato dai sedimenti marini più antichi, come  le marne da cemento eoceniche della Formazione Casale Monferrato o le più recenti marne oligo-mioceniche della Formazione di Antognola.

La storia della Pietra da Cantoni inizia circa 20 milioni di anni fa (Miocene inferiore, Burdigaliano) quando il mare ritornò a ricoprire parte di questa grande isola monferrina.  Nel frattempo il clima era diventando più caldo e il paesaggio doveva essere abbastanza simile a quello delle fasce sub-tropicali e tropicali attuali. In questo mare si depositò appunto la Pietra da Cantoni.   
Le zone costiere  dell’isola furono colonizzate da numerosi animali e piante marini, molto simili a quelli attuali, tra i quali noduli di alghe rosse calcaree (rodoliti), molluschi, brachiopodi, coralli, balani, echinidi (ricci  di mare), briozoi e foraminiferi.  
Sulla base delle rocce mioceniche attualmente affioranti e del loro contenuto fossilifero, si ritiene che la costa miocenica fosse ubicata nella fascia di territorio occupata dai comuni di San Giorgio Monferrato, Terruggia, Rosignano Monferrato (paese e frazioni di Colma ed Uviglie), Ottiglio (frazione di Moleto) e che il mare si approfondisse ad Ovest di Ozzano Monferrato e di Treville, verso Asti e Torino, dove ritroviamo sedimenti più fini argilloso-marnosi e ricchi in plancton. La profondità di questa Pietra da Cantoni più antica, definita Membro Colma della Pietra da Cantoni da Schuttenhelm (1976), poteva variare da pochi metri fino a circa 50-60 m.

(Nella foto di A.Frixa gli affioramenti di Rosignano Monferrato e la cava di Terruggiaprima del completo interramento)

Da circa 17.5 a 14 milioni di anni fa (Burdigaliano sup.-Langhiano), il mare si approfondì su tutta l’area. Le suddette flore e faune non furono più in grado di sopravvivere alle nuove profondità marine (mediamente superiori ai 60 m), per cui le caratteristiche della Pietra da Cantoni cambiarono completamente.
Sul fondo marino iniziarono a depositarsi fanghi calcareo-marnosi e argillosi, ai quali si intercalavano sabbie calcaree fossilifere, “franate” dalle fasce costiere lungo paleoscarpate sottomarine. Queste rocce calcareo-marnose, pur non essendo vulcaniche, sono chiamate generalmente “tufi”, in accordo con il linguaggio storico dei cavatori italiani e non solo di quelli monferrini.
Il mare era abitato da plancton che nutriva numerose specie di pesci, tra i quali squali di varie specie e taglie, come testimoniato dal ritrovamento nella Pietra da Cantoni di vertebre, di denti anche di grandi dimensioni e di fosfati. Tra i minerali caratteristici di queste rocce è da segnalare la glauconia, un minerale argilloso marino di colore verde, che ancora oggi si forma a batimetrie superiori a 50 m.
In questi sedimenti marini si ritrovano anche numerose foglie fossili, che “ai tempi della Pietra da Cantoni” venivano trasportate in mare dal vento o dai corsi d’acqua. Questi fossili ci indicano che sulle terre emerse mioceniche crescevano piante di vario tipo, tra le quali sequoie, pini, larici, abeti, cipressi, faggi, betulle, castani, querce, platani, eucalipti, gardenie. Queste piante sono riferibili a due tipi di climi, uno subtropicale-temperato tipico della Pietra da Cantoni ed un clima alpino legato alla vicinanza delle Alpi (F. Sacco, 1935; E. Sismonda e Peola).
A partire da 14 milioni di anni (passaggio Langhiano – Serravalliano) il clima diventò più freddo, il mare si approfondì ulteriormente fino a raggiungere anche profondità di oltre 200 m e si depositarono le Marne di Mincengo. Queste rocce, più argillose delle precedenti, nella carta geologica ufficiale (Foglio “Vercelli”, 1969) sono ancora inglobate nella Pietra da Cantoni.

Il mare rimase ricoprì il territorio ancora per molti milioni di anni, finché a partire dal Messiniano (7-5 milioni di anni) questi depositi emersero e si ripiegarono in seguito alla formazione delle colline monferrine. Dopo questo evento geologico, la Pietra da Cantoni e i depositi marini più recenti, furono in gran parte erosi ad opera dei corsi d’acqua, degli agenti atmosferici (pioggia e vento) o dei cambiamenti climatici quaternari (glaciazioni),  facendo riaffiorare i depositi marini argilloso-marnosi più antichi che ne costituiscono la base (dalle marne eoceniche della Formazione Casale Monferrato alle più recenti marne oligo-mioceniche della Formazione di Antognola).

Per la sua natura prevalentemente calcarea  la Pietra da Cantoni più antica, fossilifera e di mare poco profondo, è “poco lavorabile”, per cui fu sfruttata prevalentemente dall’industria della calce e del cemento. Inoltre, blocchi irregolari e molto fossiliferi furono usati come pietra da costruzione e sono ancora visibili su molti muraglioni e case presenti sul territorio.
La parte più recente della Pietra da Cantoni e di mare più profondo fu cavata, soprattutto in galleria, per ricavarne blocchi squadrati e lastre pregiati, detti “Canton” o “Pianeli” (es. Colma ed Uviglie di Rosignano Monferrato) ad uso edile. Anche le marne di Mincengo furono sfruttate in galleria, per estrarne lastre di rivestimento per i forni, date le sue caratteristiche refrattarie (es. Uviglie) o cantoni di scarsa qualità.


Le diverse tipologie e la qualità dei “Cantoni” monferrini  sono intimamente legate alle profondità del mare e alla tipica distribuzione dei sedimenti dalla costa verso il mare più profondo. Dove il mare era relativamente meno profondo (territori di Rosignano Monferrato e frazioni, Terruggia, Cella Monte e Ottiglio-Moleto), i sedimenti erano più ricchi in carbonato di calcio ed i cantoni sono di conseguenza più resistenti e pregiati (cantoni di colore giallastro).  Viceversa, dove il mare si approfondiva (ad Ovest delle suddette località) aumentava la componente argillosa sul fondo marino, per cui i cantoni risultano più argillosi, friabili e di più scarsa qualità (cantoni di colore grigio-biancastro o azzurro).  Per avere un’idea dei valori, la percentuale media di argilla nei cantoni passa da circa 20% alla Colma a circa 35-40% a Treville.

Alla conservazione sul territorio monferrino della Pietra da Cantoni  è legata anche l’esistenza delle nostre colline, che hanno alla loro base rocce marine argillose, franose e facilmente erodibili (es. Marne di Antognola) e alla sommità la Pietra da Cantoni; è anche per questo che i nostri “vecchi” costruivano le loro case sui crinali e non sui fianchi delle colline stesse. 
La presenza della Pietra da Cantoni, infatti, protegge le colline dall’eccessiva erosione. Questo fatto è visibile per esempio nelle valli intorno a molto paesi (es. Rosignano Monferrato, Cella Monte, Treville, Ozzano Monferrato), dove la Pietra da Cantoni non esiste più, a causa dell’erosione naturale avvenuta in tempi geologici e all’attività estrattiva operata dall’uomo in tempi storici.

Le cave di Pietra da Cantoni e di Marne di Mincengo ad Uviglie e ad alla Colma, viste da Rosignano Monferrato,
“appoggiate” sulle “franose” Marne di Antognola, più antiche (A. Frixa).

 

Bibliografia
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Dela Pierre F., Piana F., Fioraso G., Boano P., Bicchi E., Forno M.G., Violanti D., Balestro G., Clari P., d'Atri A., De Luca D., Morelli M., Ruffini R. (2003) - Note illustrative e Foglio 157, "Trino" della Carta Geologica d'Italia alla scala 1:50.000. Coordinatori scientifici: Clari P. e Polino R. Arpa-APAT, Nichelino, Torino.
De Alessandri G. (1897) - La Pietra da Cantoni di Rosignano e Vignale. Studi stratigrafici e paleontologici.
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano; vol.6, fasc.1 
Sacco F. (1935) – Note Illustrative della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100000, Fogli di Torino, Vercelli, Mortara, Carmagnola, Asti, Alessandria, Cuneo, Ceva, Genova N., Voghera O, costituenti il Bacino terziario del Piemonte. Ministero delle Corporazioni, Regio Ufficio Geologico; ed. Istituto poligrafico dello Stato, Roma,1935
Schüttenhelm R. T. E. (1976) - History of modes of Miocene carbonate deposition in the interior of the Piedmont Basin, NW Italy. Utrecht Micropaleontological Bulletin, 14, 1976.
Violanti D., Martinetto E. & Pavia M. (2003) - Giornate di Paleontologia 2003, Alessandria 22-25 maggio; Guida alle escursioni (24-25 maggio). 2a edizione, Dip. Scienze della Terra, 59 pp., Torino.
Violanti D., Frixa A., Natta C., Sassone P. & Trenkwalder S. (2008) – Geologia e micropaleontologia della “Pietra da Cantoni” nel Monferrato Casalese (Piemonte, Italia NW): Esperienze di divulgazione, turismo culturale e tutela del territorio: Le giornate di Paleontologia, Siena 9-12 settembre 2008.